LABORATORIO DI FOTOGRAFIA ED ELABORAZIONE DIGITALE DELLE IMMAGINI
 CATALOGHI E GUIDE
LA GIPSOTECA DI ARTE ANTICA 
 Fulvia Donati
 Pisa, Dicembre 1999
Musei dei gessi. Fortuna e crisi di un'istituzione

"Ma se quelle parti, che di gesso sono su quelle formate, si possono avere, senza dubbio sono migliori, poiché vi è ogni minuzia apunto nel modo che nel marmo si comprende, sì che si godono bene e servono ottimamente a gli studiosi, oltre che poi tuttavia sono commodissime, sì per essere leggieri et atte a maneggiarsi et a portarsi in ogni paese, sì ancora per il precio, il qual si può dire esser vilissimo, io dico a rispetto il valore delle proprie; dove che, per così eccellenti mezi, non vi è scusa per niuno che ben s'invoglia di apprendere il buono et antico sentiero. Io ne ho veduto studii e camere piene di tal materia e formate benissimo..." (G. Battista Armenini, "De' veri precetti della pittura", Ravenna 1587) .

Già nella trattatistica d'arte fra '500 e '700 appare pienamente acquisita la nozione della grande utilità dei calchi in gesso nelle fasi dell'apprendimento artistico, per l'esercitazione al disegno dei giovani allievi oltre che stimolo per l'artista compiuto. Naturalmente ci si riferisce in particolare ai calchi tratti dalle sculture dell'antichità classica di cui esisteva un ben preciso catalogo di eccellenza.
Eppure poche altre raccolte di manufatti artistici hanno conosciuto vicende tanto alterne come le gipsoteche, prima portate in auge, poi relegate in soffitta, secondo un copione più volte ripetutosi fino ai nostri giorni.
Un'altalena di giudizi alquanto bizzarra ha portato infatti i calchi in gesso, quando ad assumere una valenza autonoma di tutto rispetto, se non addirittura superiore, accanto alle opere originali da cui erano tratti - abbellendo per esempio le biblioteche di dotti umanisti, o assecondando l'estetica neoclassica nell' ammirazione dell'opera d'arte di assoluta "bianchezza" - per accontentarsi poi di più modesto riconoscimento solo in quanto mezzi di studio, surrogato dell'originale mancante, strumento per la didattica e la tecnica disegnativa. Più semplicemente poi sono stati considerati solo quale medium tecnico, necessario alla realizzazione di un'opera finita in altro materiale. Dopo aver condiviso la sorte delle Accademie, hanno finito per cadere in disgrazia insieme con queste, meritandosi l'etichetta di fredde riproduzioni di maniera, spazzate via da "urgenze" rivoluzionarie.
Se il picco maggiore di successo era stato dunque toccato nel periodo neoclassico, quando i gessi apparivano apprezzabili quanto e più di un marmo con difetti di conservazione, quindi degni di formare collezioni per conoscitori d'arte, accolte nelle proprie dimore, questi erano stati nondimeno ritenuti meritevoli di comparire alla stessa stregua accanto alle sculture autentiche ad esempio all' "Altes Museum" di Berlino nella sistemazione di primo Ottocento, oppure esposti al piano principale del Museo di Bonn.
Le Università avevano infine raccolto l'eredità delle Accademie, spesso attingendo proprio da quelle per formare estese collezioni di calchi contemporaneamente all'istituzione delle prime cattedre di archeologia, in risposta all'esigenza di dotare l'insegnamento di quelle discipline di un laboratorio sperimentale:
"Insegnare l'archeologia senza una gipsoteca è come cercare di insegnare la chimica senza un laboratorio, o la medicina senza un ospedale" (Charles Newton, responsabile delle collezioni di antichità del British Museum, 1884).

 
Il volume è consultabile presso la biblioteca del dipartimento.  
 Per ulteriori informazioni sul volume potete contattare l'autrice, Fulvia Donati: donati@arch.unipi.it