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LA PREMESSA
L'Università di Pisa da anni
svolge in Siria un articolato programma di ricerche archeologiche
e archeometriche e di formazione alle scienze applicate ai beni
culturali, che coinvolge docenti, ricercatori e tecnici dei Dipartimenti
di Scienze Archeologiche, di Scienze Storiche del Mondo Antico
e della Scuola di Specializzazione di Archeologia. Una convenzione
tra le Università di Pisa e Damasco, operativa da cinque
anni, ha permesso di formare studiosi siriani a Pisa e di organizzare
seminari di archeometria e mostre permanenti di pannelli didattici
all'Università di Damasco e alla Scuola di Archeologia
del Ministero dei Beni Culturali nella cittadella di Damasco;
su sollecitazione poi della Facoltà di Architettura dell'Università
di Aleppo è stato presentato un progetto per la realizzazione
di un Master in Conservazione dei Beni Culturali.
In questo quadro si collocano le attività della missione
archeologica impegnata sia in scavi nella capitale aramaica di
Hazrek, oggi Tell Afis, e nel suo centro protostorico arcaico,
sia in prospezioni nella pianura del Jazr e del Basso Oronte,
sia in programmi di collaborazione con l'Università di
Venezia e Ferrara (Castello di Harim), con la Direzione delle
Antichità e dei Musei della Repubblica Araba di Siria,
ed i Musei archeologici di Aleppo e di Idlib. Queste motivazioni
iniziali per questo percorso sono anche il frutto di una collaborazione
tra varie competenze e settori, tra paesi ed istituzioni diverse
come segno di una realtà di integrazione che è
indispensabile premessa per il progresso della ricerca scientifica
e culturale.
LE SCELTE ORGANIZZATIVE
Illustrare e organizzare in una serie
di pannelli un percorso di ampio respiro così come richiederebbero
le problematiche relative alle aree archeologiche - dallo scavo
alle forme possibili di musealizzazione, sia all'aperto che non
- è obiettivo ambizioso. I temi in discussione sono davvero
molteplici e per così dire 'caldi' nella loro attualità,
e coinvolgono tanti aspetti che vanno dalla conservazione e dal
restauro integrativo delle strutture all'aperto, ai modi di lettura
e di comprensione guidata dei contenuti, temi di discussione
non del tutto sviscerati e tanto meno risolti.
Il filo conduttore del discorso qui presentato tende a dare una
panoramica di casi in sequenza cronologica e poi anche di significato,
attraverso esempi-chiave presentati in forma estremamente sintetica,
dai quali si possa arrivare da soli a conclusioni cui solo si
allude. La scelta è orientata su esempi noti, emblematici,
quasi 'medaglioni' presentati per immagini, mentre la breve Guida
di supporto all'esposizione accoglie contenuti più articolati.
Il visitatore avrà pertanto all'inizio una serie di flash
su alcuni dei casi più celebri sul suolo nazionale di
una prassi comune, secondo la quale i siti archeologici erano
considerati solo serbatoi da saccheggiare per arricchire le sale
dei Musei - che davano lustro ai potenti - quando non addirittura
per arredare le dimore dei Reali, come accadde per lo stacco
dei dipinti di Pompei ed Ercolano, ridotti alla stregua di una
quadreria d'autore.
Considerazioni d'altro genere, imposte dalle necessità
di conservazione, spingevano d'altra parte a riporre altrove
la suppellettile più pregiata o gli elementi decorativi
fragili, contribuendo alla formazione dei grandi Musei ottocenteschi
e dando vita ad operazioni di alta levatura culturale. Si scelsero
allo scopo edifici di pregio storico ed architettonico e grande
risalto fu dato a tali momenti pubblici: basta pensare al trasferimento
delle statue Farnese e delle collezioni di Portici al Museo di
Napoli, nel bel palazzo già sede dell'Università;
mentre per il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma
si utilizzò la cinquecentesca dimora di Papa Giulio III.
Il passo successivo è quello di presentare qualche momento
significativo della tendenza a monumentalizzare le aree archeologiche
non 'richiudibili' in un museo: si arriva così alle 'passeggiate
archeologiche', concezione mista fra il senso romantico di passeggiare
tra le rovine e la volontà di dare sistemazione e percorso
logico a tali resti, intervenendo con abbellimenti ed uso della
vegetazione talvolta impropri. In ciò fanno scuola i monumenti
di Roma, capitale dello Stato Italiano allora nascente, e Ostia
antica, un'intera città che veniva fuori dagli sterri
e dava l'occasione di celebrare i fasti illustri della romanità.
Si giunge di conseguenza - ancora una volta attraverso esempi
di differenti regioni italiane - alla definizione del concetto
di valorizzazione di un'area di interesse archeologico nella
sua forma di Parco, che meglio sembra oggi rispondere alle necessità
di naturale comprensione e utilizzazione a fini culturali e ricreativi,
che comporta meno pericoli e manomissioni, ferme restando le
difficoltà di mantenere in loco 'monumenti aperti', se
non adeguatamente protetti, e rendere funzionanti tali organismi.
L'affondo verte infine su pochi esempi più ampiamente
documentati perché ricadenti su esperienze dirette di
archeologi del polo universitario pisano. Il visitatore (e il
lettore della Guida) deve ancora astrarre da solo, soprattutto
dalle sequenze di immagini scelte, le caratteristiche salienti
di queste aree archeologiche, della loro realtà di Parco
e degli ingredienti essenziali per la loro comprensione ed il
loro funzionamento, sia che si tratti di un piccolo contesto
- una singola dimora (la villa romana di San Vincenzino) - o
di un'area più vasta - un'intera città o una sua
porzione (Entella o Nora, l'acropoli di Volterra).
In questa visione per ricostruire alcuni percorsi storici e culturali
della regione di Idlib (Siria) e valorizzarne i monumenti, l'Università
di Pisa ha avviato un programma multidisciplinare che coinvolge
diverse istituzioni in Siria (Direzione delle Antichità
di Siria e Museo di Idlib, Università di Damasco ed Aleppo)
ed in Italia (Università di Venezia, Bologna, Ferrara,
Roma 'la Sapienza', Sassari, Museo d'Arte Orientale di Roma,
Istituto per gli Studi della Civiltà Fenicio-Punica del
CNR) e comprende attività di scavo a Tell Afis e Harim,
prospezione archeologica e geomorfologica del Jazr, ricerche
storico-linguistiche, paleoambientali, di paleoflora e paleofauna,
formazione in ambito archeometrico e conservativo.
La salvaguardia del territorio in conclusione in cui i resti
archeologici si trovano, frutto dell'ambiente naturale e di scelte
non casuali e di modificazioni da parte dell'uomo, e l'intervento
teso al recupero delle caratteristiche originali di quell'ambiente,
entrano di diritto in questo argomento.
(C.Arias, F.Donati, S.Mazzoni, M. C. Parra)
PERCEZIONE E INTERPRETAZIONE
CONSIDERAZIONI SULLA PRESENTAZIONE
FORMALE DELLA MOSTRA
In questi ultimi anni si è assistito
ad una progressiva presa di coscienza dei valori culturali e
comunicativi intrinseci all'immagine fotografica e grafica, al
punto che, oggi, si è arrivati ad ipotizzare la nascita
di un Museo Nazionale della Fotografia e della Grafica. Con lungimiranza,
nel recente passato, alcune iniziative hanno portato alla creazione
di un certo numero di centri promossi da Enti locali, Università
e privati e all'inserimento delle opere a base fotografica nelle
varie collezioni d'arte contemporanea. Il fenomeno 'fotografia'
ha però una portata ben più ampia di qualsivoglia
immaginabile iniziativa istituzionale: è facile rendersi
conto che esso domina la memoria storica degli ultimi 150 anni
e ogni forma di comunicare. Una misura della sua rilevanza si
può ottenere considerando i risultati di un recente censimento
degli archivi italiani di sola fotografia che porta all'individuazione
di almeno 500 raccolte tra pubbliche e private.
A tutto ciò si aggiunge la recente rivoluzione digitale
che ha trovato impreparata tutta una generazione di operatori
del settore che si sono formati utilizzando la 'fotografia chimica'
e che rischiano di essere tagliati fuori dal prorompente sviluppo
tecnologico in atto. La produzione di immagini digitali si avvia
a diventare un fenomeno di massa, simile a quello provocato a
suo tempo dalla diffusione della fotocamera analogica. Ma sulla
natura delle nuove immagini, su un dibattito sommerso che le
coinvolge, vanno inventati strumenti in grado di divulgare una
nuova cultura visiva.
Il lavoro di visualizzazione mediante tecniche di computer-grafica,
al pari di ogni disciplina dell'immagine, può inserirsi
in un processo più ampio, generalmente di progettazione,
o trovare giustificazione in sé. Nel primo caso ricopre
un ruolo di simulazione visiva dello spazio costruito nella verifica
e nella comunicazione del progetto, dimostrando un'attenzione
particolare alla verosimiglianza ed eventualmente all'efficacia
persuasiva. Nel secondo caso, come ogni occasione di immagine,
può aspirare ad una dignità formale propria ed
afferire al lavoro creativo dell'illustratore, mettendo a disposizione
una tecnica potente e dagli aspetti per molti versi inediti.
Ai confini tra scrittura, fotografia e grafica: accostamenti,
sovrapposizioni, contiguità tra testo e immagine fotografica.
Così, anche la ricerca d'autore in fotografia, riprende
il tema chiave del progetto di comunicazione per manipolazioni
secondo un proprio punto di vista. Proprio questo sviluppo tecnologico,
la conoscenza di tecniche di acquisizione ed elaborazione digitale
di immagini ed il desiderio di utilizzare metodi comunicativi
vivaci ci hanno prima ispirato e poi permesso la realizzazione
dell'intero progetto grafico e fotografico-digitale della Mostra
'Percorrere le rovine' consentendoci di realizzare un prodotto
espositivo finale sicuramente più efficace.
Nella comunicazione visiva appaiono evidenti quattro regole fondamentali
da rispettare: richiamare l'attenzione, coinvolgere il visitatore,
comunicare il messaggio e lasciare una memoria. Segni di punteggiatura,
di espressione, di riferimento legano le frasi costituenti il
testo, lo modulano e lo articolano. La comunicazione grafica
e l'espressione artistica danno forma e rielaborano quei segni
fino alle ultime trasformazioni che rivelano una rivoluzione
profonda dei modi del comunicare. Spesso, infatti, si pensa che
conoscenza tecnica, accorgimenti grafici e costruzione di frasi
o di testi siano di esclusiva competenza del mondo della pubblicità,
dimenticando che un poster, come un'immagine, al primo sguardo,
crea un'impressione e può invitare a un ulteriore successivo
approfondimento. Il primo dei nostri obiettivi è stato
quello di attirare l'attenzione invitando l'osservatore ad un
maggiore coinvolgimento.
L'organizzazione grafica dei poster si basa innanzitutto su un
preciso progetto di richiami cromatici. Gli sfondi sono stati
scelti sulla base di una gamma di tonalità calde che passano
dai rossi ai gialli, vuoi per richiamare l'atmosfera del paese
ospitante (la Siria, appunto), vuoi per creare una sorta di guida
cromatica che indichi al visitatore il percorso da seguire, attraversando
tutti i temi proposti. Con lo stesso criterio si è operato
nella scelta dei colori per i testi e per le linee, utilizzate
sui pannelli per separare, unire o riordinare le immagini: si
tratta sempre di colori complementari o in opposizione a quelli
degli sfondi, ma mai ad essi estranei. Questo ci ha permesso
in ultima analisi di dare luogo a un gioco di richiami e di riflessi
tra un pannello e l'altro, richiami che si intuiscono e che tuttavia
mai si impongono in modo troppo evidente, permettendo ed anzi
aiutando l'osservatore a rimanere concentrato sui contenuti della
mostra stessa.
Il percorso si snoda così in oltre quaranta pannelli,
raggruppati in 5 diversi colori secondo il contenuto presentato;
ma se i singoli colori dello sfondo giocano da separatori, altri
elementi contribuiscono invece a dare continuità ai pannelli:
innanzitutto su ognuno di essi è stata posta, nella medesima
collocazione, la carta geografica che consente di individuare
la posizione del sito presentato. Inoltre per ogni poster è
stata scelta una immagine, quella più rappresentativa,
che è stata ingrandita e posta in risalto, fino a diventare
figura emblematica del poster stesso e icona dell'argomento presentato.
Le fotografie, scelte sulla base dei contenuti, sono state rielaborate
digitalmente per far sì che si adattassero al meglio al
concetto grafico del singolo pannello: la nitidezza, le sfumature,
le luci e le ombre, sono state corrette ogni volta che ce ne
fosse stato bisogno, al fine di ottenere le condizioni ottimali
necessarie alla perfetta comprensione del soggetto proposto e
ad una gradevole presentazione.
Infine si è posta attenzione sulla disposizione delle
immagini sul pannello. Si è cercato di evitare la mera
distribuzione paratattica, tentando, per quanto possibile, di
riordinarle creando effetti ritmici e/o simmetrici, rispettando
comunque gli eventuali legami 'gerarchici' che ne vincolano la
sequenza. Nel caso di singoli oggetti sono state generalmente
mantenute le proporzioni nei rapporti tra di loro, per evitare
di suscitare false impressioni nello spettatore.
Parte integrante della mostra è la guida, in italiano,
inglese e arabo, che riporta esattamente gli stessi contenuti
e le stesse immagini dei pannelli, dedicando però un maggiore
approfondimento ai singoli temi affrontati. Si propone pertanto
un percorso che si snoda su più livelli: uno puramente
visivo, di fruizione delle singole immagini, che può essere
effettuata anche dal visitatore non italiano, il quale si lascerà
guidare dalla gamma cromatica dei singoli pannelli, nonché
dai titoli di questi ultimi messi anche in arabo; un secondo
livello aggiunge alle foto i titoli e un breve testo per ogni
poster ed offre già una buona sintesi di tutti i contenuti
dell'esposizione; ed un terzo, infine, costituito dai testi della
guida, completa ed integra i primi due.
L'osservatore sarà così di volta in volta libero
di scegliere come procedere nella visita, decidendo a suo piacere
se fermarsi al solo aspetto visivo, o se approfondire la conoscenza
dei soggetti tramite i contenuti offerti dai testi dei pannelli
e della guida. L'integrazione della guida con i pannelli fa sì
pertanto che questa mostra diventi una sorta di percorso interattivo,
in cui gli sfondi colorati, le immagini, le didascalie dei pannelli
ed i testi della guida sono parti integranti di un tutto che
può essere scomposto e ricomposto a proprio piacimento
dal visitatore stesso, senza nulla togliere al valore delle parti.
Sarà dunque proprio il visitatore a dare ai temi proposti
l'attenzione che più ritiene opportuna, aiutato, ma mai
vincolato, dagli accorgimenti fin qui descritti.
(F. Gabrielli, F.Arcara, C. Tarantino) |