LABORATORIO DI FOTOGRAFIA ED ELABORAZIONE DIGITALE DELLE IMMAGINI
 CATALOGHI E GUIDE
 PERCORRERE LE ROVINE, LO SCAVO, IL MUSEO, IL PARCO ARCHEOLOGICO
Pisa, Settembre 2000

 Il catalogo è consultabile presso la biblioteca del dipartimento

 LA PREMESSA

L'Università di Pisa da anni svolge in Siria un articolato programma di ricerche archeologiche e archeometriche e di formazione alle scienze applicate ai beni culturali, che coinvolge docenti, ricercatori e tecnici dei Dipartimenti di Scienze Archeologiche, di Scienze Storiche del Mondo Antico e della Scuola di Specializzazione di Archeologia. Una convenzione tra le Università di Pisa e Damasco, operativa da cinque anni, ha permesso di formare studiosi siriani a Pisa e di organizzare seminari di archeometria e mostre permanenti di pannelli didattici all'Università di Damasco e alla Scuola di Archeologia del Ministero dei Beni Culturali nella cittadella di Damasco; su sollecitazione poi della Facoltà di Architettura dell'Università di Aleppo è stato presentato un progetto per la realizzazione di un Master in Conservazione dei Beni Culturali.
In questo quadro si collocano le attività della missione archeologica impegnata sia in scavi nella capitale aramaica di Hazrek, oggi Tell Afis, e nel suo centro protostorico arcaico, sia in prospezioni nella pianura del Jazr e del Basso Oronte, sia in programmi di collaborazione con l'Università di Venezia e Ferrara (Castello di Harim), con la Direzione delle Antichità e dei Musei della Repubblica Araba di Siria, ed i Musei archeologici di Aleppo e di Idlib. Queste motivazioni iniziali per questo percorso sono anche il frutto di una collaborazione tra varie competenze e settori, tra paesi ed istituzioni diverse come segno di una realtà di integrazione che è indispensabile premessa per il progresso della ricerca scientifica e culturale.

LE SCELTE ORGANIZZATIVE

Illustrare e organizzare in una serie di pannelli un percorso di ampio respiro così come richiederebbero le problematiche relative alle aree archeologiche - dallo scavo alle forme possibili di musealizzazione, sia all'aperto che non - è obiettivo ambizioso. I temi in discussione sono davvero molteplici e per così dire 'caldi' nella loro attualità, e coinvolgono tanti aspetti che vanno dalla conservazione e dal restauro integrativo delle strutture all'aperto, ai modi di lettura e di comprensione guidata dei contenuti, temi di discussione non del tutto sviscerati e tanto meno risolti.
Il filo conduttore del discorso qui presentato tende a dare una panoramica di casi in sequenza cronologica e poi anche di significato, attraverso esempi-chiave presentati in forma estremamente sintetica, dai quali si possa arrivare da soli a conclusioni cui solo si allude. La scelta è orientata su esempi noti, emblematici, quasi 'medaglioni' presentati per immagini, mentre la breve Guida di supporto all'esposizione accoglie contenuti più articolati.
Il visitatore avrà pertanto all'inizio una serie di flash su alcuni dei casi più celebri sul suolo nazionale di una prassi comune, secondo la quale i siti archeologici erano considerati solo serbatoi da saccheggiare per arricchire le sale dei Musei - che davano lustro ai potenti - quando non addirittura per arredare le dimore dei Reali, come accadde per lo stacco dei dipinti di Pompei ed Ercolano, ridotti alla stregua di una quadreria d'autore.
Considerazioni d'altro genere, imposte dalle necessità di conservazione, spingevano d'altra parte a riporre altrove la suppellettile più pregiata o gli elementi decorativi fragili, contribuendo alla formazione dei grandi Musei ottocenteschi e dando vita ad operazioni di alta levatura culturale. Si scelsero allo scopo edifici di pregio storico ed architettonico e grande risalto fu dato a tali momenti pubblici: basta pensare al trasferimento delle statue Farnese e delle collezioni di Portici al Museo di Napoli, nel bel palazzo già sede dell'Università; mentre per il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma si utilizzò la cinquecentesca dimora di Papa Giulio III.
Il passo successivo è quello di presentare qualche momento significativo della tendenza a monumentalizzare le aree archeologiche non 'richiudibili' in un museo: si arriva così alle 'passeggiate archeologiche', concezione mista fra il senso romantico di passeggiare tra le rovine e la volontà di dare sistemazione e percorso logico a tali resti, intervenendo con abbellimenti ed uso della vegetazione talvolta impropri. In ciò fanno scuola i monumenti di Roma, capitale dello Stato Italiano allora nascente, e Ostia antica, un'intera città che veniva fuori dagli sterri e dava l'occasione di celebrare i fasti illustri della romanità.
Si giunge di conseguenza - ancora una volta attraverso esempi di differenti regioni italiane - alla definizione del concetto di valorizzazione di un'area di interesse archeologico nella sua forma di Parco, che meglio sembra oggi rispondere alle necessità di naturale comprensione e utilizzazione a fini culturali e ricreativi, che comporta meno pericoli e manomissioni, ferme restando le difficoltà di mantenere in loco 'monumenti aperti', se non adeguatamente protetti, e rendere funzionanti tali organismi.
L'affondo verte infine su pochi esempi più ampiamente documentati perché ricadenti su esperienze dirette di archeologi del polo universitario pisano. Il visitatore (e il lettore della Guida) deve ancora astrarre da solo, soprattutto dalle sequenze di immagini scelte, le caratteristiche salienti di queste aree archeologiche, della loro realtà di Parco e degli ingredienti essenziali per la loro comprensione ed il loro funzionamento, sia che si tratti di un piccolo contesto - una singola dimora (la villa romana di San Vincenzino) - o di un'area più vasta - un'intera città o una sua porzione (Entella o Nora, l'acropoli di Volterra).
In questa visione per ricostruire alcuni percorsi storici e culturali della regione di Idlib (Siria) e valorizzarne i monumenti, l'Università di Pisa ha avviato un programma multidisciplinare che coinvolge diverse istituzioni in Siria (Direzione delle Antichità di Siria e Museo di Idlib, Università di Damasco ed Aleppo) ed in Italia (Università di Venezia, Bologna, Ferrara, Roma 'la Sapienza', Sassari, Museo d'Arte Orientale di Roma, Istituto per gli Studi della Civiltà Fenicio-Punica del CNR) e comprende attività di scavo a Tell Afis e Harim, prospezione archeologica e geomorfologica del Jazr, ricerche storico-linguistiche, paleoambientali, di paleoflora e paleofauna, formazione in ambito archeometrico e conservativo.
La salvaguardia del territorio in conclusione in cui i resti archeologici si trovano, frutto dell'ambiente naturale e di scelte non casuali e di modificazioni da parte dell'uomo, e l'intervento teso al recupero delle caratteristiche originali di quell'ambiente, entrano di diritto in questo argomento.
(C.Arias, F.Donati, S.Mazzoni, M. C. Parra)

PERCEZIONE E INTERPRETAZIONE

CONSIDERAZIONI SULLA PRESENTAZIONE FORMALE DELLA MOSTRA

In questi ultimi anni si è assistito ad una progressiva presa di coscienza dei valori culturali e comunicativi intrinseci all'immagine fotografica e grafica, al punto che, oggi, si è arrivati ad ipotizzare la nascita di un Museo Nazionale della Fotografia e della Grafica. Con lungimiranza, nel recente passato, alcune iniziative hanno portato alla creazione di un certo numero di centri promossi da Enti locali, Università e privati e all'inserimento delle opere a base fotografica nelle varie collezioni d'arte contemporanea. Il fenomeno 'fotografia' ha però una portata ben più ampia di qualsivoglia immaginabile iniziativa istituzionale: è facile rendersi conto che esso domina la memoria storica degli ultimi 150 anni e ogni forma di comunicare. Una misura della sua rilevanza si può ottenere considerando i risultati di un recente censimento degli archivi italiani di sola fotografia che porta all'individuazione di almeno 500 raccolte tra pubbliche e private.
A tutto ciò si aggiunge la recente rivoluzione digitale che ha trovato impreparata tutta una generazione di operatori del settore che si sono formati utilizzando la 'fotografia chimica' e che rischiano di essere tagliati fuori dal prorompente sviluppo tecnologico in atto. La produzione di immagini digitali si avvia a diventare un fenomeno di massa, simile a quello provocato a suo tempo dalla diffusione della fotocamera analogica. Ma sulla natura delle nuove immagini, su un dibattito sommerso che le coinvolge, vanno inventati strumenti in grado di divulgare una nuova cultura visiva.
Il lavoro di visualizzazione mediante tecniche di computer-grafica, al pari di ogni disciplina dell'immagine, può inserirsi in un processo più ampio, generalmente di progettazione, o trovare giustificazione in sé. Nel primo caso ricopre un ruolo di simulazione visiva dello spazio costruito nella verifica e nella comunicazione del progetto, dimostrando un'attenzione particolare alla verosimiglianza ed eventualmente all'efficacia persuasiva. Nel secondo caso, come ogni occasione di immagine, può aspirare ad una dignità formale propria ed afferire al lavoro creativo dell'illustratore, mettendo a disposizione una tecnica potente e dagli aspetti per molti versi inediti. Ai confini tra scrittura, fotografia e grafica: accostamenti, sovrapposizioni, contiguità tra testo e immagine fotografica. Così, anche la ricerca d'autore in fotografia, riprende il tema chiave del progetto di comunicazione per manipolazioni secondo un proprio punto di vista. Proprio questo sviluppo tecnologico, la conoscenza di tecniche di acquisizione ed elaborazione digitale di immagini ed il desiderio di utilizzare metodi comunicativi vivaci ci hanno prima ispirato e poi permesso la realizzazione dell'intero progetto grafico e fotografico-digitale della Mostra 'Percorrere le rovine' consentendoci di realizzare un prodotto espositivo finale sicuramente più efficace.
Nella comunicazione visiva appaiono evidenti quattro regole fondamentali da rispettare: richiamare l'attenzione, coinvolgere il visitatore, comunicare il messaggio e lasciare una memoria. Segni di punteggiatura, di espressione, di riferimento legano le frasi costituenti il testo, lo modulano e lo articolano. La comunicazione grafica e l'espressione artistica danno forma e rielaborano quei segni fino alle ultime trasformazioni che rivelano una rivoluzione profonda dei modi del comunicare. Spesso, infatti, si pensa che conoscenza tecnica, accorgimenti grafici e costruzione di frasi o di testi siano di esclusiva competenza del mondo della pubblicità, dimenticando che un poster, come un'immagine, al primo sguardo, crea un'impressione e può invitare a un ulteriore successivo approfondimento. Il primo dei nostri obiettivi è stato quello di attirare l'attenzione invitando l'osservatore ad un maggiore coinvolgimento.
L'organizzazione grafica dei poster si basa innanzitutto su un preciso progetto di richiami cromatici. Gli sfondi sono stati scelti sulla base di una gamma di tonalità calde che passano dai rossi ai gialli, vuoi per richiamare l'atmosfera del paese ospitante (la Siria, appunto), vuoi per creare una sorta di guida cromatica che indichi al visitatore il percorso da seguire, attraversando tutti i temi proposti. Con lo stesso criterio si è operato nella scelta dei colori per i testi e per le linee, utilizzate sui pannelli per separare, unire o riordinare le immagini: si tratta sempre di colori complementari o in opposizione a quelli degli sfondi, ma mai ad essi estranei. Questo ci ha permesso in ultima analisi di dare luogo a un gioco di richiami e di riflessi tra un pannello e l'altro, richiami che si intuiscono e che tuttavia mai si impongono in modo troppo evidente, permettendo ed anzi aiutando l'osservatore a rimanere concentrato sui contenuti della mostra stessa.
Il percorso si snoda così in oltre quaranta pannelli, raggruppati in 5 diversi colori secondo il contenuto presentato; ma se i singoli colori dello sfondo giocano da separatori, altri elementi contribuiscono invece a dare continuità ai pannelli: innanzitutto su ognuno di essi è stata posta, nella medesima collocazione, la carta geografica che consente di individuare la posizione del sito presentato. Inoltre per ogni poster è stata scelta una immagine, quella più rappresentativa, che è stata ingrandita e posta in risalto, fino a diventare figura emblematica del poster stesso e icona dell'argomento presentato. Le fotografie, scelte sulla base dei contenuti, sono state rielaborate digitalmente per far sì che si adattassero al meglio al concetto grafico del singolo pannello: la nitidezza, le sfumature, le luci e le ombre, sono state corrette ogni volta che ce ne fosse stato bisogno, al fine di ottenere le condizioni ottimali necessarie alla perfetta comprensione del soggetto proposto e ad una gradevole presentazione.
Infine si è posta attenzione sulla disposizione delle immagini sul pannello. Si è cercato di evitare la mera distribuzione paratattica, tentando, per quanto possibile, di riordinarle creando effetti ritmici e/o simmetrici, rispettando comunque gli eventuali legami 'gerarchici' che ne vincolano la sequenza. Nel caso di singoli oggetti sono state generalmente mantenute le proporzioni nei rapporti tra di loro, per evitare di suscitare false impressioni nello spettatore.
Parte integrante della mostra è la guida, in italiano, inglese e arabo, che riporta esattamente gli stessi contenuti e le stesse immagini dei pannelli, dedicando però un maggiore approfondimento ai singoli temi affrontati. Si propone pertanto un percorso che si snoda su più livelli: uno puramente visivo, di fruizione delle singole immagini, che può essere effettuata anche dal visitatore non italiano, il quale si lascerà guidare dalla gamma cromatica dei singoli pannelli, nonché dai titoli di questi ultimi messi anche in arabo; un secondo livello aggiunge alle foto i titoli e un breve testo per ogni poster ed offre già una buona sintesi di tutti i contenuti dell'esposizione; ed un terzo, infine, costituito dai testi della guida, completa ed integra i primi due.
L'osservatore sarà così di volta in volta libero di scegliere come procedere nella visita, decidendo a suo piacere se fermarsi al solo aspetto visivo, o se approfondire la conoscenza dei soggetti tramite i contenuti offerti dai testi dei pannelli e della guida. L'integrazione della guida con i pannelli fa sì pertanto che questa mostra diventi una sorta di percorso interattivo, in cui gli sfondi colorati, le immagini, le didascalie dei pannelli ed i testi della guida sono parti integranti di un tutto che può essere scomposto e ricomposto a proprio piacimento dal visitatore stesso, senza nulla togliere al valore delle parti. Sarà dunque proprio il visitatore a dare ai temi proposti l'attenzione che più ritiene opportuna, aiutato, ma mai vincolato, dagli accorgimenti fin qui descritti.
(F. Gabrielli, F.Arcara, C. Tarantino)