Comunità Montana della Garfagnana - Università di Pisa

Il Progetto Orecchiella verso il Parco Nazionale dell'Appennino
Ricerche, scavi e valorizzazione di un ambiente

a cura di Mario Dini, Paolo Notini, Carlo Tozzi

Il Progetto Orecchiella

Il più antico popolamento

Lo scavo a La Greppia II

Le ricerche continuano...

L'attività didattica e la promozione scientifica

CREDITS

10.000 anni di storia nell'area del Parco Nazionale dell'Appennino - 22 marzo 2003


IL PROGETTO ORECCHIELLA

Le ricerche condotte da molti anni dal Dipartimento di Scienze Archeologiche dell'Università di Pisa in collaborazione con studiosi e appassionati locali hanno mostrato che la Valle del Serchio e l'Appennino tosco-emiliano sono un'area privilegiata per lo studio delle variazioni del clima e dell'ambiente in un arco di tempo di oltre 50.000 anni.

Da ciò è nato il Progetto Orecchiella tra la Comunità Montana della Garfagnana, il Dipartimento di Scienze Archeologiche e la Provincia di Lucca, con la collaborazione della Azienda per le Foreste Demaniali di Lucca C.F.S, allo scopo di svolgere indagini dettagliate sulla storia del popolamento antico in un'area di particolare pregio ambientale.

Arte mesolitica. Scena  di caccia ai cervi
Corfino. Punta di freccia eneolitica

Il progetto iniziato nel gennaio 2001, prevede la ripresa delle ricerche di superficie con il completamento delle esplorazioni dell'area dell'Orecchiella e delle zone appenniniche limitrofe; il censimento e localizzazione cartografica con metodo tradizionale e GIS (Geographycal Information System) dei siti individuati e loro caratterizzazione culturale; attività di scavo, effettuata dal Dipartimento di Scienze Archeologiche dell'Università di Pisa, in siti di recente individuazione; completamento della catalogazione e studio del materiale archeologico proveniente dall'area.

L'Appennino tosco-emiliano visto dall'Orecchiella

Le attività elencate porteranno ad affrontare con cognizione di causa le problematiche paletnologiche dell'area in modo da ricostruire le motivazioni, i modi e i tempi della frequenta-zione preistorica della montagna.

Temi di ricerca quali lo sfruttamento delle materie prime, il rapporto tra insediamenti e fonti di selce, la dislocazione dei vari siti, le piste preistoriche e le strategie di sussistenza saranno esaminate a fondo, in modo che gli stessi beni paletnologici diventino parte integrante degli aspetti ambientali del nuovo Parco Nazionale.

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IL PIÙ ANTICO POPOLAMENTO

Le prime e sporadiche tracce della presenza dell'uomo sull'Appennino tosco-emiliano risalgono al Paleolitico medio, testimoniate dal ritrovamento di pochi manufatti di tecnica levallois raccolti in superficie nelle stazioni di Verrucole I, Forcola, Sillicagnana e Calabricchia.

Questi reperti possono essere attribuiti in base alla tipologia - all'Interpleniglaciale würmiano, ca. 40.000 anni da oggi, durante il quale il miglioramento delle condizioni climatiche può aver spinto gruppi di cacciatori neandertaliani che frequentavano intensamente le aree costiere della Versilia a fare saltuarie spedizioni verso l'interno.

 

Ricostruzione digitale dell'Uomo di Neandertal

 

 

Giovarello. Punta musteriana

 

Ricerche di superficie effettuate nel settembre 2001 hanno portato all'individuazione di alcuni manufatti musteriani lungo il crinale appenninico, presso il Passo del Giovarello a 1660 m sul livello del mare. Questa scoperta risulta essere di eccezionale valore, per la rarità dei documenti di tale periodo a quote così elevate.

Ancor più evanescente era la presenza del nostro più diretto antenato, l'Homo sapiens sapiens durante la fase antica del Paleolitico superiore, fino a quando sulla sponda orografica sinistra del fiume Serchio, a quota 320 m, nei pressi di Pontecosi a Pieve Fosciana, è stato ritrovato e indagato scientificamente, un insediamento della cultura aurignaziana (40.000-28.000 anni fa).

Il sito di Pontecosi è interpretabile come una stazione officina per la lavorazione della selce, la quale veniva i importata nell'insediamento da un territorio decisamente ampio, suggerendo un accentuato nomadismo stagionale. Nel corso della campagna di scavo del 1999, in strato e in associazione ai manufatti aurignaziani, è venuto in luce un piccolo ciottolo graffito in arenaria locale. Presenta una serie di incisioni ben visibili, prodotte verosimilmente da uno strumento in selce. Al di là di una sua indubbia intenzionalità, nulla si può dire circa la sua probabile funzione o il suo significato.

Pontecosi. Grattatoio aurignaziano

 

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Nessuna traccia della presenza umana è stata finora trovata durante la fase più fredda dell'ultima glaciazione (24.000-18.000 anni fa), quando solo una fascia stretta e inospitale rimaneva libera dai ghiacci tra le Apuane e l'Appennino. Le fronti glaciali scendevano fino a ca. 750 m di quota e il limite nivale era posto all'altitudine di circa 1200 m.

L'uomo ricompare nella Valle del Serchio al termine della glaciazione durante la fase di miglioramento climatico nota come Allerod (11.800-10.800 anni fa), quando alcuni gruppi di cacciatori raccoglitori dell'Epigravettiano finale occupano insediamenti all'aperto e in ripari sotto roccia, praticando la caccia specializzata allo stambecco.

I campi base erano situati in prossimità dei fondovalle (Riparo del Fredian, Riparo Piastricoli, Isola Santa), con un ritorno periodico sempre nei medesimi siti; gli unici insediamenti in quota sono le officine litiche di Casini di Corte e de La Greppia, situate nel Parco Naturale dell'Orecchiella, nelle quali veniva lavorata la materia prima affiorante in loco.

L'Appennino presso S. Pellegrino in Alpe

In questo periodo l'ambiente era caratterizzato alle quote più alte da estese praterie montane, mentre il fondovalle era occupato da radi boschi di pino, di abete bianco, di quercia e nocciolo

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Il gruppo delle Panie visto dal sito neolitico di Pian di Cerreto

 

Numerosi gruppi di cacciatori raccoglitori mesolitici compaiono a partire da circa 9400 anni fa; i campi base sono ancora prevalentemente sui fondovalle e a mezza costa (Isola Santa, Piazzana), ma importanti accampamenti estivi si trovano anche oltre i 1500 metri di quota (Bagioletto, Lama Lite, Monte Cusna, Passo della Comunella, Le Coste), secondo un modello di insediamento noto anche nella Valle dell'Adige. Le praterie montane lasciano il posto a boscaglie rade di maggiociondoli, aceri e frassini, mentre alle quote medie e basse dominano estese foreste di abete bianco e di querce. Gli animali più frequentemente cacciati sono ora il cervo e il cinghiale.

A partire da circa 6600 anni fa i gruppi mesolitici scompaiono e la Garfagnana viene frequentata da piccoli gruppi di agricoltori neolitici per approvvigionarsi di materie prime come la selce e la steatite.

Piazza al Serchio. Coltivazioni di farro
Pian di Cerreto. Macine neolitiche

 

Di notevole rilevanza scientifica sono i siti di Pian di Cerreto e Muraccio di Pieve Fosciana nei quali è stata accertata la coltivazione di cereali quali l'orzo e il farro, prima testimonianza questa della produzione di un alimento divenuto oggi uno dei simboli stessi di questa terra.

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LO SCAVO A LA GREPPIA II

Uno dei primi interventi nell'ambito del "Progetto Orecchiella" è stato lo scavo del sito La Greppia II.

Il giacimento è situato su una serie di piccoli terrazzi a una quota compresa tra 1250 e 1150 m s.l.m., poco al di sopra degli affioramenti silicei della formazione geologica della "Scaglia toscana"; è stato scoperto da P. Notini in seguito a lavori che avevano portato in superficie numerosi manufatti preistorici ai margini di una folta faggeta. Gli scavi coordinati da C. Tozzi e M. Dini sono iniziati nel maggio 2001, con la partecipazione di studenti dell'Università di Pisa.

 
Sono stati aperti alcuni saggi per un totale di 20mq, che hanno messo in evidenza un deposito composto da due unità distinte: la prima comprende vari orizzonti del suolo attuale; la seconda è costituita da terreno sabbioso di colore giallastro e contiene abbondante industria litica in giacitura primaria.
  La Greppia II. Una delle aree di scavo del 2001

L'industria comprende lame, lamelle, schegge non ritoccate e numerosi nuclei ed è tipica di una facies di officina per la scheggiatura della selce proveniente dai vicini affioramenti. Gli strumenti ritrovati, seppur non numerosi, testimoniano che nel sito venivano svolte diverse attività, legate ad una presenza stagionale e non occasionale dell'area. Sono presenti armature (frammenti di dorsi, dorsi e troncature, qualche triangolo) che testimoniano un'attività venatoria; lamelle, schegge ritoccate e grattatoi (tipi corti e circolari) utilizzati per tagliare o "raschiare" pelli, legno, ossa o altri elementi naturali.

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La Greppia II. Industria litica: Grattatoi e Punte a Dorso

Lo scavo e lo studio dei materiali sono ancora in corso; da una prima analisi l'industria può essere riferita ad un momento terminale dell'Epigravettiano finale, di transizione verso il Mesolitico antico (Sauveterriano), ma differisce da quelle note nelle altre officine litiche dell'area dell'Orecchiella (Casini di Corte e la vicina La Greppia I) per il microlitismo più accentuato e per la presenza di geometrici, che indicano una fase cronologicamente più avanzata, da porre intorno a 10.000 anni fa.

Questo giacimento presenta notevole interesse perché documenta una fase del Paleolitico superiore finora non segnalata nella Toscana settentrionale e trova numerosi elementi di convergenza con i siti del Paleolitico superiore termi-nale dell'area alpina

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LE RICERCHE CONTINUANO…

I primi ritrovamenti di manufatti preistorici nell'area dell'Orecchiella risalgono al 1970, per opera di Paolo Notini. Da allora ad oggi si sono individuati molti nuovi siti e approfondito le ricerche sul territorio tanto che si possono segnalare, sulla base dei manufatti litici rinvenuti, ca. 40 insediamenti, testimonianza della frequentazione e dell'accentrarsi in quell'area di genti preistoriche.

Orechiella. Insediamento del Mesolitico antico

Durante il 2001 varie ricognizioni hanno portato alla scoperta di nuovi importanti giacimenti all'Orecchiella. Si tratta di un insediamento del Mesolitico antico (Sauveterriano), posto poco al di sotto del rifugio Miramonti e di una stazione del Neolitico antico a circa 700 metri dal primo in direzione de La Ripa.

Orecchiella. Insediamento del Neolitico antico
Lama-Raschiatoio

Quest'ultimo insediamento è di particolare interesse perché sono rare le presenze neolitiche in Garfagnana ed è la prima segnalazione di un sito a quota elevata. Nel 2002 presso la Sella di Campaiana a 1546 m, ai margini di un pianoro, è stata rinvenuta industria litica probabilmente riferibile all'Eneolitico (Età del Rame), caratterizzata da alcune lame in selce emiliana di buona qualità.

Questi giacimenti saranno indagati, nel corso del 2003 e negli anni successivi, in maniera più sistematica, e potranno così fornirci nuovi dati sul più antico popolamento della montagna appenninica.

 

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L'ATTIVITA' DIDATTICA E LA PROMOZIONE SCIENTIFICA

In concomitanza con l'attività sul campo, gli alunni delle scuole elementari e medie della Garfagnana hanno avuto la possibilità di assistere allo scavo e alle attività sperimentali di scheggiatura della selce e della fabbricazione di strumenti. E' stata spiegata l'importanza della ricerca di materia prima come la selce, abbondante, nella zona, sotto forma di affioramenti naturali. Sono stati mostrati strumenti litici e su osso e sono state spiegate le funzioni di tali oggetti, tanto importanti nella vita dei nostri antenati quanto lo sono ora per noi, come testimonianza preziosa di tempi così lontani.

La Greppia II. Alunni sullo scavo

I risultati fin qui conseguiti sono stati presentati in convegni nazionali e internazionali e su riviste specializzate, dando valore scientifico al lavoro svolto e ponendo le basi per una corretta divulgazione a livello più ampio. La ricerca continua oltre che sul campo anche e soprattutto in laboratorio, con studi paleobotanici, geoarcheologici e con il contributo di tesi di laurea che affrontano singoli problemi specifici quali: la lavorazione della selce, lo sfruttamento delle risorse naturali o lo studio sull'evoluzione del popolamento umano in ambito preistorico.

Pisa. Trattamento digitale dei dati
Pisa. Lo studio dei reperti

Con questi lavori si proiettano sul territorio le conoscenze acquisite al fine di evidenziarne gli aspetti archeologici, potenziando l'attrattiva turistica dell'area per l'importanza e la consistenza notevole che ivi hanno i "documenti" dell'Età della Pietra.

Questi, quindi, andrebbero a costituire una fondamentale risorsa culturale, finora ignorata, che bene si integra agli aspetti naturalistici del Parco, in quanto ne ricalca lo stesso ambito fisico.

Per quanto riguarda il fine del Progetto Orecchiella si tratta, in sintesi, di valorizzare un'area archeologica unica, per le strette correlazioni tra gli insediamenti preistorici e le caratteristiche naturali, e di scrivere la storia più antica del rapporto tra l'uomo e la montagna appenninica.

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CREDITS...

Pagine Web: Alessandra Giampietri

COMUNITÀ MONTANA DELLA GARFAGNANA
UNIVERSITÀ DI PISA Dipartimento di Scienze Archeologiche
SOPRINTENDENZA ARCHEOLOGICA DELLA TOSCANA

PROVINCIA DI LUCCA

Con la collaborazione di:

AZIENDA PER LE FORESTE DEMANIALI DI LUCCA C.F.S.

COMUNITÀ MONTANA DELLA GARFAGNANA - Servizio segreteria Generale U.O. Scuola, Cultura e Società

Disegni: Mauro Cutrona, Fabio Negrino

Foto: Mario Dini, Alessandra Giampietri, Paolo Notini, Carlo Tozzi

Si ringraziano:

Per le attività di laboratorio, sistemazione e catalogazione dei reperti: Maria Teresa Bernardo, Giulietta Bovenzi, Silvio Fioravanti, Laura Landini, Martina Moriconi, Antonella Sagramoni e tutti gli altri studenti dell'Università di Pisa che hanno partecipato alle campagne di scavo effettuate negli ultimi anni.

 

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Comunità Montana della Garfagnana - Università di Pisa

10.000 anni di storia nell'area del Parco Nazionale dell'Appennino

Sabato 22 marzo 2003, Castelnuovo Garfagnana

 

Sabato 22 marzo 2003 a Castelnuovo Garfagnana, si è svolto un importante incontro di studi organizzato e promosso dalla Comunità Montana della Garfagnana e dal Dipartimento di Scienze Archeologiche dell'Università di Pisa, dal titolo "10.000 anni di storia nell'area del Parco Nazionale dell'Appennino". All'incontro hanno partecipato studiosi provenienti dai più importanti centri di ricerca nazionali, per cercare di valorizzare un'area archeologica unica, per le strette correlazioni tra gli insediamenti preistorici e le caratteristiche naturali, e di scrivere la storia più antica del rapporto tra l'uomo e la montagna appenninica.

La prima relazione, sul tema "La Garfagnana nella Preistoria", presentata dal Prof. Carlo Tozzi dell'Università di Pisa e dal Dott. Paolo Notini collaboratore della Soprintendenza Archeologica della Toscana, ha evidenziato le più importanti scoperte paletnologiche effettuate in quasi trent'anni di ricerche sulle nostre montagne. I relatori hanno spiegato l'importanza scientifica a livello internazionale di siti paleolitici quali Pontecosi, Riparo Fredian e Isola Santa, pubblicati sulle più importanti riviste del settore; o dei siti neolitici di Pian di Cerreto e Muraccio di Pieve Fosciana nei quali è stata accertata la coltivazione di cereali, quali l'orzo e il farro, ben oltre 6000 anni fa.

E' seguita la relazione del Dott. James Tirabassi dei Civici Musei di Reggio Emilia, il quale ha mostrato al pubblico con il suo intervento "Il popolamento dell'Appennino emiliano nella Preistoria", i vari contatti culturali e commerciali che a partire dall'Età della Pietra fino a quella del Ferro hanno interessato i due versanti dell'Appennino. La relazione si è conclusa con l'intervento del Dott. Fabio Negrino, dell'Università La Sapienza di Roma, il quale ha esposto i risultati dello scavo del sito paleolitico di Monte Lama nell'Appennino parmense.

Il Dott. Lanfredo Castelletti direttore del Laboratorio di Archeobiologia dei Musei Civici di Como, ha spiegato "L'evoluzione del paesaggio vegetale dalla fine del Paleolitico ai giorni nostri nel Parco Nazionale dell'Appennino", spiegando successivamente, l'importanza della Paleobotanica, sia per la ricostruzione dei paleoambienti, sia per risalire alla dieta e alle attività quotidiane dell'uomo preistorico, con esempi specifici su alcuni siti della Garfagnana.

Il Dott. Mario Dini, del Dipartimento di Scienze Archeologiche dell'Università di Pisa, ha presentato i risultati delle campagne di scavo effettuate nel sito paleolitico di La Greppia II, con la relazione "10.000 anni fa all'Orecchiella: storie da un accampamento Paleolitico". Il ricercatore ha mostrato l'importanza del territorio dell'Orecchiella come luogo di approvvigionamento e lavorazione della selce ed in particolare del sito indagato, dal quale provengono più di 30.000 manufatti che testimoniano le varie attività svolte in un accampamento di cacciatori preistorici.

I lavori si sono conclusi con la relazione "Il computer e la Preistoria. Ricostruzioni virtuali del popolamento umano della Garfagnana" del dott. Massimiliano Pepe dell'Università di Pisa. Con l'applicazione di sofisticati programmi informatici è riuscito a ricostruire virtualmente il popolamento della Valle del Serchio nel corso dei millenni, fornendo le basi per ricerche sempre più specifiche e mirate a singoli problemi.

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