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Da Palmira, direzione est, parte una lunga
strada asfaltata che attraversa il deserto, al termine della
quale ci si ritrova nella mitica valle dell'Eufrate. L'Eufrate
è considerato dalla Genesi uno dei quattro fiumi del Paradiso;
lungo il suo corso tante civiltà sono nate e si sono affermate
ed ora i loro resti giacciono sotto i tell (colline di terra)
in attesa che qualcuno li restituisca alla luce. Per qualche
luogo ciò è già avvenuto, ma chissà
cos'altro è celato ai nostri occhi. Ancora oggi l'Eufrate
significa molto per la Siria: vi sono stati scoperti giacimenti
di petrolio e la diga sul fiume ha creato il lago Assad che potrebbe
permettere maggiore produzione di elettricità. Rituffandoci
nel passato possiamo cominciare un itinerario attraverso i villaggi
antichi dell'est siriano. Al termine della pista carovaniera
si trova Dei ez-Zor, di fatto non molto interessante, ma luogo
di partenza per un bel viaggio archeologico. Non è escluso
che anche sotto questo borgo vi siano reperti di rilievo, ma
per ora agli scavi si dedicano solo i cosiddetti "tombaroli".
Riprendendo il cammino ed avvicinandosi al confine iracheno si
incontra uno strapiombo di una novantina di metri, parallelo
al quale corre la strada con la quale si giunge a Dura Europos,
città fortificata fondata dal macedone Nicatore nel III°
secolo a.C. per sorvegliare un importante punto di passaggio
del fiume. Sulle mura si apre la porta di Palmira, vero e proprio
confine con il deserto, ma anche accesso alla città. Vi
sono sedici santuari di diverse religioni, tra i quali il tempio
di Artemide Nanaia e il tempio di Atargatis, la sinagoga coi
bellissimi affreschi. Dopo 120 chilometri di strada verso sud
da Dei ez-Zor si giunge a Mari, celata dalla sabbia finché
alcuni Beduini scavando non ritrovarono un'enorme statua nel
1933. Mari è una specie di pozzo dei desideri per qualsiasi
archeologo, ed anche se ad una prima occhiata può apparire
scialba, nasconde nel suo sottosuolo un'incredibile stratificazione
di edifici di epoche diverse. Mosaici, terrecotte, bronzi, alabastri
e gioielli di Mari sono esposti nei musei di Aleppo e di Damasco
e servono a fornire un'idea del livello di civiltà raggiungo
dalla città. Se da Dei ez-Zor si va invece verso nord
si toccano Halabiyah, Zalabiyan e Raqqah. Halabiyan si chiamava
Zenobia ed era protetta da mura di forma triangolare in pietra
grigia che racchiudevano il villaggio ora in rovina. Sulla riva
opposta del fiume c'è Zalabiyan, una fortezza forse meno
sviluppata della precedente, ma per fortuna meglio conservata.
Raqqah invece è un paesone un po' strano ed affollato,
cresciuto disordinatamente sulle vestigia di vari califfi omayyadi
e abbasidi che la arricchirono e dei quali rimangono poche tracce.
Resta una piccola porzione delle mura esterne con la porta di
Bagdad decorata, mentre la memoria della florida produzione di
ceramica dei tempi antichi è conservata nel museo locale.
Risalendo ancora la valle ad un certo punto si imbocca una strada
asfaltata che pare conduca verso il nulla. Si arriva invece alla
città morta di Rasafah, una delle più interessanti
del deserto siriano. La cittadella è circondata da mura
rosate che conservano varie testimonianze del martirio di San
Sergio, ucciso nel 305 da Diocleziano per non aver rinunciato
alla fede cristiana. Vi sono infatti resti del Martyrion, la
chiesa sorta sul luogo del martirio, ed i resti della basilica
di San Sergio, restaurati e ben tenuti. Si continua lungo l'Eufrate,
si superano la diga ed il lago Assad per andare verso Qalah Jabir,
un castello innalzato su un'altura un tempo attorniata da boschi
ora sostituiti da acqua. La fortezza è collegata alla
terraferma solo per mezzo di una strisciolina di terra e potrebbe
essere definita la Mont St. Michel siriana. |