LABORATORIO DI FOTOGRAFIA ED ELABORAZIONE DIGITALE DELLE IMMAGINI
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"SIRIA 98, IMMAGINI NEL TEMPO"(appunti di viaggio), Pisa Genaio1999
 Copyright © 1999 - 2001 Fausto Gabrielli - Dipartimento di Scienze Archeologiche - Pisa
 La Valle dell'Eufrate
Da Palmira, direzione est, parte una lunga strada asfaltata che attraversa il deserto, al termine della quale ci si ritrova nella mitica valle dell'Eufrate. L'Eufrate è considerato dalla Genesi uno dei quattro fiumi del Paradiso; lungo il suo corso tante civiltà sono nate e si sono affermate ed ora i loro resti giacciono sotto i tell (colline di terra) in attesa che qualcuno li restituisca alla luce. Per qualche luogo ciò è già avvenuto, ma chissà cos'altro è celato ai nostri occhi. Ancora oggi l'Eufrate significa molto per la Siria: vi sono stati scoperti giacimenti di petrolio e la diga sul fiume ha creato il lago Assad che potrebbe permettere maggiore produzione di elettricità. Rituffandoci nel passato possiamo cominciare un itinerario attraverso i villaggi antichi dell'est siriano. Al termine della pista carovaniera si trova Dei ez-Zor, di fatto non molto interessante, ma luogo di partenza per un bel viaggio archeologico. Non è escluso che anche sotto questo borgo vi siano reperti di rilievo, ma per ora agli scavi si dedicano solo i cosiddetti "tombaroli". Riprendendo il cammino ed avvicinandosi al confine iracheno si incontra uno strapiombo di una novantina di metri, parallelo al quale corre la strada con la quale si giunge a Dura Europos, città fortificata fondata dal macedone Nicatore nel III° secolo a.C. per sorvegliare un importante punto di passaggio del fiume. Sulle mura si apre la porta di Palmira, vero e proprio confine con il deserto, ma anche accesso alla città. Vi sono sedici santuari di diverse religioni, tra i quali il tempio di Artemide Nanaia e il tempio di Atargatis, la sinagoga coi bellissimi affreschi. Dopo 120 chilometri di strada verso sud da Dei ez-Zor si giunge a Mari, celata dalla sabbia finché alcuni Beduini scavando non ritrovarono un'enorme statua nel 1933. Mari è una specie di pozzo dei desideri per qualsiasi archeologo, ed anche se ad una prima occhiata può apparire scialba, nasconde nel suo sottosuolo un'incredibile stratificazione di edifici di epoche diverse. Mosaici, terrecotte, bronzi, alabastri e gioielli di Mari sono esposti nei musei di Aleppo e di Damasco e servono a fornire un'idea del livello di civiltà raggiungo dalla città. Se da Dei ez-Zor si va invece verso nord si toccano Halabiyah, Zalabiyan e Raqqah. Halabiyan si chiamava Zenobia ed era protetta da mura di forma triangolare in pietra grigia che racchiudevano il villaggio ora in rovina. Sulla riva opposta del fiume c'è Zalabiyan, una fortezza forse meno sviluppata della precedente, ma per fortuna meglio conservata. Raqqah invece è un paesone un po' strano ed affollato, cresciuto disordinatamente sulle vestigia di vari califfi omayyadi e abbasidi che la arricchirono e dei quali rimangono poche tracce. Resta una piccola porzione delle mura esterne con la porta di Bagdad decorata, mentre la memoria della florida produzione di ceramica dei tempi antichi è conservata nel museo locale. Risalendo ancora la valle ad un certo punto si imbocca una strada asfaltata che pare conduca verso il nulla. Si arriva invece alla città morta di Rasafah, una delle più interessanti del deserto siriano. La cittadella è circondata da mura rosate che conservano varie testimonianze del martirio di San Sergio, ucciso nel 305 da Diocleziano per non aver rinunciato alla fede cristiana. Vi sono infatti resti del Martyrion, la chiesa sorta sul luogo del martirio, ed i resti della basilica di San Sergio, restaurati e ben tenuti. Si continua lungo l'Eufrate, si superano la diga ed il lago Assad per andare verso Qalah Jabir, un castello innalzato su un'altura un tempo attorniata da boschi ora sostituiti da acqua. La fortezza è collegata alla terraferma solo per mezzo di una strisciolina di terra e potrebbe essere definita la Mont St. Michel siriana.