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Abitata fin dal Neolitico,
venne successivamente occupata dai Persiani fino alla conquista
macedone avvenuta nel 333 a.C. In questo periodo, Apamea fu una
delle quattro città più importanti della regione,
insieme ad Antiochia, Seleucia e Laodicea. Riunite in una Tetrapoli,
esse costituivano il centro del potere dei Seleucidi in Siria
ed in particolare Apamea fu scelta come base militare, ruolo
che mantenne per tutta l'epoca ellenistica e per il successivo
periodo della dominazione romana, iniziato con la conquista di
Pompeo (64-63 a.C.). Fu sede di una scuola filosofica neoplatonica.
Dopo l'Editto di Costantino, la città si arricchì
di chiese ed ebbe un ruolo importante nella diffusione del Cristianesimo.
Gli invasori arabi mostrarono una certa tolleranza religiosa
ed Apamea partecipò alle vicende delle conquiste crociate
fino ai due violenti terremoti del 1157 e del 1170 che fecero
crollare tutti gli edifici. |
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Palmyra è un'antica città
che sorge nel deserto ai piedi della catena della Palmeride,
in una oasi verde di palme, olivi e melograni. Gli Arabi la chiamano
Tadmor per l'abbondanza dei datteri, e con questo nome appare
sulle carte geografiche. Palmyra si trova a metà strada
tra le valli dell'Oronte e dell'Eufrate ed è nota come
"la regina del deserto". La sua fortuna iniziò
col decadimento della giordana Petra, proseguì con l'arrivo
dei Romani, quando si impose quale punto di scambio fra il mondo
mediterraneo e l'Oriente lungo la via della seta: la ricchezza
giungeva dai dazi imposti ai carovanieri. Il culmine Palmyra
lo raggiunse durante il regno di Zenobia, la leggendaria regina
descritta come bella, colta, e valorosa, che fece l'errore di
espandere troppo il proprio potere, cozzando contro gli interessi
dell'imperatore Aureliano. L'esercito romano sconfisse quello
della regina, la quale venne fatta prigioniera e condotta a Roma.
La popolazione dapprima risparmiata fu in seguito annientata.
La decadenza di Palmyra non si fece attendere, aggravata anche
dall'imporsi delle rotte commerciali per mare che sostituirono
le vie degli antichi carovanieri. In seguito alla disfatta la
sua storia fu modesta: ridotta al ruolo di avamposto militare
distrutto nel 1089 da un terremoto, abbandonata e dimenticata.
La sabbia la ricoprì nel corso dei secoli difendendola
dalle intemperie e conservando il patrimonio artistico quasi
intatto sino all'inizio del XX° secolo, quando iniziarono
scavi archeologici. Inoltrandosi nel sito archeologico si incontra
in un ampio cortile circondato da mura il Tempio di Baal, dentro
al quale c'è la Cella, luogo aperto solo ai sacerdoti
in quanto dimora del dio Baal, ovvero il "maestro",
il padre degli dei. In realtà il Tempio era dedicato oltre
che a Baal anche a Yarhibol, dio del Sole, e Aglibol, dea della
Luna, ritratti nella camera settentrionale della cella. Il suo
soffitto ha una decorazione a bassorilievo delle sette divinità
planetarie circondate dai simboli dello zodiaco. Dal Tempio di
Baal partiva una grandiosa Via Colonnata che si inoltrava per
oltre un chilometro nella città. Il primo tratto oggi
è stato sostituito con asfalto e la vecchia strada romana
comincia dall'Arco monumentale. Vi si ammirano il basamento del
Tempio di Nebo, dio babilonese della saggezza, ed il Teatro,
eretto nel centro cittadino accanto al Senato il cui restauro
è iniziato nel 1952. Sono state ricostruite le gradinate
attorno all'orchestra, della quale rimane il lastricato originale,
al centro della scena vi è la porta reale, il tutto decorato
con colonne e nicchie. Verso ovest si trova il Campo di Diocleziano,
che occupa l'area dove stava il palazzo della regina Zenobia,
sostituito dall'imperatore romano con un quartiere militare.
L'area appare confusa e gli studiosi stanno tentando di datare
i ruderi rinvenuti. C'è comunque certezza per quel che
riguarda il Tempio di Allath dedicato alla dea della guerra ed
il Tempio di Baal-Shamin, dedicato al "Padrone dei Cieli".
La visita non può concludersi senza un'occhiata alla vasta
necropoli, con le torri funerarie e le tombe sotterranee. Le
torri sono disposte a più piani collegati per mezzo di
una scala in pietra, ogni sala è decorata con pilastri;
le più belle sono la Torre di Elahbel, su quattro livelli,
e la Torre di Giamblico, su cinque. Gli ipogei - le tombe sotterranee
- sono costituiti da una galleria principale dalla quale si diramano
corridoi laterali con pareti ricoperte di stucchi o dipinte.
All'ingresso del villaggio si trova il Museo archeologico, piccolo
ma pieno di tesori: iscrizioni in aramaico palmireno, parte degli
altari votivi ritrovati nella sorgente, statue e sarcofagi ed
inoltre calchi, rosoni di stucco, monete romane, gioielli, la
collezione di tessere che servivano da lasciapassare agli invitati
ai banchetti cerimoniali. Palmyra è proprio molto bella,
oltre che piena di riferimenti storici, ed ugualmente piacevole
è l'oasi verdissima che la ospita, dominata in parte dall'imponente
castello con ponte levatoio dal quale lo sguardo si posa su un
panorama incantevole, soprattutto al tramonto. |