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"SIRIA 98, IMMAGINI NEL TEMPO"(appunti di viaggio), Pisa Genaio1999
 Copyright © 1999 - 2001 Fausto Gabrielli - Dipartimento di Scienze Archeologiche - Pisa
Nella Siria centrale
Apamea 
Palmyra

Apamea

Abitata fin dal Neolitico, venne successivamente occupata dai Persiani fino alla conquista macedone avvenuta nel 333 a.C. In questo periodo, Apamea fu una delle quattro città più importanti della regione, insieme ad Antiochia, Seleucia e Laodicea. Riunite in una Tetrapoli, esse costituivano il centro del potere dei Seleucidi in Siria ed in particolare Apamea fu scelta come base militare, ruolo che mantenne per tutta l'epoca ellenistica e per il successivo periodo della dominazione romana, iniziato con la conquista di Pompeo (64-63 a.C.). Fu sede di una scuola filosofica neoplatonica. Dopo l'Editto di Costantino, la città si arricchì di chiese ed ebbe un ruolo importante nella diffusione del Cristianesimo. Gli invasori arabi mostrarono una certa tolleranza religiosa ed Apamea partecipò alle vicende delle conquiste crociate fino ai due violenti terremoti del 1157 e del 1170 che fecero crollare tutti gli edifici.

     
 Palmyra 
Palmyra è un'antica città che sorge nel deserto ai piedi della catena della Palmeride, in una oasi verde di palme, olivi e melograni. Gli Arabi la chiamano Tadmor per l'abbondanza dei datteri, e con questo nome appare sulle carte geografiche. Palmyra si trova a metà strada tra le valli dell'Oronte e dell'Eufrate ed è nota come "la regina del deserto". La sua fortuna iniziò col decadimento della giordana Petra, proseguì con l'arrivo dei Romani, quando si impose quale punto di scambio fra il mondo mediterraneo e l'Oriente lungo la via della seta: la ricchezza giungeva dai dazi imposti ai carovanieri. Il culmine Palmyra lo raggiunse durante il regno di Zenobia, la leggendaria regina descritta come bella, colta, e valorosa, che fece l'errore di espandere troppo il proprio potere, cozzando contro gli interessi dell'imperatore Aureliano. L'esercito romano sconfisse quello della regina, la quale venne fatta prigioniera e condotta a Roma. La popolazione dapprima risparmiata fu in seguito annientata. La decadenza di Palmyra non si fece attendere, aggravata anche dall'imporsi delle rotte commerciali per mare che sostituirono le vie degli antichi carovanieri. In seguito alla disfatta la sua storia fu modesta: ridotta al ruolo di avamposto militare distrutto nel 1089 da un terremoto, abbandonata e dimenticata. La sabbia la ricoprì nel corso dei secoli difendendola dalle intemperie e conservando il patrimonio artistico quasi intatto sino all'inizio del XX° secolo, quando iniziarono scavi archeologici. Inoltrandosi nel sito archeologico si incontra in un ampio cortile circondato da mura il Tempio di Baal, dentro al quale c'è la Cella, luogo aperto solo ai sacerdoti in quanto dimora del dio Baal, ovvero il "maestro", il padre degli dei. In realtà il Tempio era dedicato oltre che a Baal anche a Yarhibol, dio del Sole, e Aglibol, dea della Luna, ritratti nella camera settentrionale della cella. Il suo soffitto ha una decorazione a bassorilievo delle sette divinità planetarie circondate dai simboli dello zodiaco. Dal Tempio di Baal partiva una grandiosa Via Colonnata che si inoltrava per oltre un chilometro nella città. Il primo tratto oggi è stato sostituito con asfalto e la vecchia strada romana comincia dall'Arco monumentale. Vi si ammirano il basamento del Tempio di Nebo, dio babilonese della saggezza, ed il Teatro, eretto nel centro cittadino accanto al Senato il cui restauro è iniziato nel 1952. Sono state ricostruite le gradinate attorno all'orchestra, della quale rimane il lastricato originale, al centro della scena vi è la porta reale, il tutto decorato con colonne e nicchie. Verso ovest si trova il Campo di Diocleziano, che occupa l'area dove stava il palazzo della regina Zenobia, sostituito dall'imperatore romano con un quartiere militare. L'area appare confusa e gli studiosi stanno tentando di datare i ruderi rinvenuti. C'è comunque certezza per quel che riguarda il Tempio di Allath dedicato alla dea della guerra ed il Tempio di Baal-Shamin, dedicato al "Padrone dei Cieli". La visita non può concludersi senza un'occhiata alla vasta necropoli, con le torri funerarie e le tombe sotterranee. Le torri sono disposte a più piani collegati per mezzo di una scala in pietra, ogni sala è decorata con pilastri; le più belle sono la Torre di Elahbel, su quattro livelli, e la Torre di Giamblico, su cinque. Gli ipogei - le tombe sotterranee - sono costituiti da una galleria principale dalla quale si diramano corridoi laterali con pareti ricoperte di stucchi o dipinte. All'ingresso del villaggio si trova il Museo archeologico, piccolo ma pieno di tesori: iscrizioni in aramaico palmireno, parte degli altari votivi ritrovati nella sorgente, statue e sarcofagi ed inoltre calchi, rosoni di stucco, monete romane, gioielli, la collezione di tessere che servivano da lasciapassare agli invitati ai banchetti cerimoniali. Palmyra è proprio molto bella, oltre che piena di riferimenti storici, ed ugualmente piacevole è l'oasi verdissima che la ospita, dominata in parte dall'imponente castello con ponte levatoio dal quale lo sguardo si posa su un panorama incantevole, soprattutto al tramonto.