ATTIVITA' DI RICERCA - AMBITO PREISTORICO
Culture, ambiente, strategie di sussistenza nel Pleistocene medio-superiore e nell'Olocene antico in Italia
 (responsabile scientifico dell'unità di ricerca Prof. Carlo Tozzi ) 
(Copyright © 1998 - 2003 Dipartimento di Scienze Archeologiche - Università di Pisa)
Descrizione del programma e dei compiti dell'Unità di Ricerca
 Il programma è articolato su alcune aree e linee di ricerca che sono da tempo oggetto di studio da parte dei componenti l'U.O.. Per il più antico popolamento umano le ricerche riguardano l'Uomo e il suo ambiente durante il Pleistocene medio sul Carso triestino e nella Liguria occidentale (toiranese); la transizione dal Paleolitico medio al Paleolitico superiore viene affrontata attraverso le indagini su un sito recentemente scoperto sull'Appennino emiliano (Ronco del Gatto sul Monte di Lama) e attraverso la ripresa degli studi e degli scavi nella Grotta La Fabbrica (Grosseto)in collaborazione con l'U.O. di Roma; in entrambi i giacimenti i livelli del Paleolitico superiore arcaico si sovrappongono a livelli d'abitato del Paleolitico medio. La transizione dal Paleolitico superiore finale al Mesolitico e al Neolitico sarà indagata tramite lo studio degli insediamenti dell'area tirrenica settentrionale e dell'Abruzzo. Aspetti innovativi dell'attuale progetto rispetto ai precedenti sono il maggior sviluppo attribuito: (1) alle analisi di provenienza delle materie prime utilizzate (selce, ossidiana, rocce verdi, sostanze coloranti) per identificare le aree di approvvigionamento e le loro variazioni nel tempo; (2) all'analisi delle catene operative dalla acquisizione della materia prima al manufatto finito anche tramite attività sperimentali; (3) allo studio delle tracce di uso anche su manufatti ossei.
Per quanto riguarda il Carso triestino saranno oggetto di scavo e di esami di laboratorio i depositi della dolina di Visogliano e quello della Grotta degli Orsi a San Dorligo. A Visogliano, le indagini hanno evidenziato un esteso deposito, saggiato per oltre 10 m di spessore senza raggiungerne ancora la base, parte in grotta (Riparo A), parte all'aperto (Breccia B) riferibile agli stadi 13-12 o 11-10 della cronologia isotopica (Abbazzi et al., 2000; Falgueres C., ); nuove analisi sono in corso per risolvere i problemi relativi alla interpretazione cronologica della sequenza stratigrafica. Il deposito ha restituito industrie tayaziane nella parte superiore riferibile a una lunga fase glaciale e industria arcaica su blocchi di calcare, un frammento di mandibola e 5 denti umani nella parte inferiore (H, erectus o H. sapiens arcaico), riferibile a un periodo interglaciale. Con gli scavi del 2002 e 2003 si conta di raggiungere la paleosuperficie dello strato 37, asportando gli strati 34, 35 e 36; dopo averne fatto una replica in elastomero, lo scavo proseguirà in profondità con l'obbiettivo di raggiungere lo strato 41, che ha restituito i resti umani e una ricca industria prevalentemente su calcare, (choppers, chopping-tools, schegge non ritoccate, rari discoidi e protobifacciali). Questo obbiettivo non era stato raggiunto nel biennio 2000-2001, poiché a causa dell'andamento della parete del riparo, la superficie di scavo si è andata estendendo fino a raggiungere i 28 mq; inoltre la natura del deposito, talora fortemente concrezionato, e la maggior complessità della stratificazione rispetto a quanto osservato nel saggio esplorativo hanno rallentato le operazioni di scavo; ciò tuttavia consente una migliore interpretazione dei dati stratigrafici e delle superfici di abitato. Lo studio prevede, oltre alle analisi tipologiche e funzionali delle industrie litiche e dei livelli di abitato, le analisi della documentazione naturalistica: sedimentologia e pedologia, palinologia, analisi delle micro e macrofaune. Lo studio verrà esteso ad altri siti dell'area e in particolare a quello della Grotta degli Orsi in cui il sondaggio esplorativo ha messo in evidenza l'esistenza di un'ampia serie stratigrafica con scarsi manufatti misteriani intercalati a livelli a orsoe a micromammiferi. La sequenza finora esplorata è inquadrabile negli stadi isotopici 5 e 4.
Per quanto riguarda la Liguria e è stata condotta a termine l'analisi palinologica, sedimetologia e micromorfologica del deposito della Grotta di S. Lucia e il riesame delle industrie litiche e della fauna. Ciò ha permesso di formulare nuove ipotesi circa la cronologia degli strati inferiori D e E della grotta, che potrebbero essere pre-wurmiani ed essere contemporanei agli strati della Grotta del Colombo sottostanti la stalagmite dello strato 4. Questa ipotesi verrà verifica con le analisi sulla Grotta del Colombo che si svilupperanno nel prossimo biennio, approfondendo in particolare lo studio tecno- e tipologico dell'industria litica, lo studio dei processi della formazione dei fosfati nei depositi di grotta, lo studio dei materiali carboniosi provenienti dai focolari della parte intermedia del deposito e un nuovo studio dei resti dei resti pollinici. Le indagini preliminari verranno estese all'insieme delle grotte della Valle Varatella, di cui è in corso il censimento e la schedatura utilizzando la scheda informatizzata del progetto nazionale di rilevamento dei Geositi. Gli studi su Santa Lucia e sul Colombo hanno portato alla stipula di una convenzione tra l'Università di Pisa, il Comune di Toirano, la Soprintendenza Archeologica della Liguria nell'ambito della quale è stata attivata una borsa triennale di dottorato di ricerca per la predisposizione di un progetto di parco archeologico a partire dal censimento delle cavità carsiche e dalla analisi delle loro potenzialità scientifiche. L'obbiettivo è quello di sviluppare una ricerca continuativa sull'area in modo da arricchire con contenuti culturali l'offerta turistica della Grotta della Basura.
Essendo ultimati gli scavi nel sito di Pontecosi (Pieve Fosciana - Lucca), nel quale è presente una facies dell'aurignaziano a dorsi profondi unipolari, che potrebbe prefigurare una evoluzione verso il Gravettiano, nel biennio 2002-2003 gli studi sul Paleolitico superiore antico prevedono la ripresa degli scavi e delle analisi paleoambientali della Grotta La Fabbrica (Monti dell'Uccellina, Grosseto)dove un breve saggio svolto negli anni '70 (Pitti et al., 1976)avevano evidenziato la successione: musteriano, uluzziano, aurignaziano a lamelle Dufour.
Sull'Appennino tosco-emiliano verrà proseguito lo studio delle strategie insediative nelle aree montane durante il Paleolitico superiore e il Mesolitico e verranno svolte ricerche sulla ricchissima officina litica e area di estrazione del diaspro di Ronco del Gatto sul Monte di Lama (Bardi - Parma), dove si sovrappongono livelli musteriani, aurignaziani e dell'età del rame. Attraverso la definizione dei caratteri macro e microscopici e degli elementi in traccia ci si propone di realizzare una carta di distribuzione di questa particolare varietà di diaspro che sembra aver avuto nella preistoria un'ampia diffusione. Oltre agli scavi in questo sito verranno condotte esplorazioni sistematiche di superficie nel tratto appenninico, già iniziate den 2001 (Cipriani et al., 2001), volte a individuare gli affioramenti primari e secondari di rocce silicee. Il riconoscimento dei diversi tipi di selce a livello macroscopico, litotecnico e in base agli elementi in traccia e il loro confronto con i tipi utilizzati nella fabbricazione delle industrie litiche consentirà di approfondire le conoscenze circa le aree di approvvigionamento e di circolazione delle materie prime. A questo proposito una indagine preliminare ha mostrato nell'area in questione l'utilizzo di differenti qualità di rocce silicee nel musteriano, nell'Aurignaziano e nell'Epigravettiano/ Mesolitico.
Le conoscenze relative al popolamento delle isole saranno sviluppate mediante prospezioni e scavi sull'isola di Pianosa (Arcipelago Toscano), qualora venga accordato il permesso di soggiorno. Il saggio fatto nel 1998 nell'insediamento di Cala Giovanna ha mostrato la coesistenza di apporti provenienti dalla cultura della ceramica impressa e della ceramica a linee incise, nel quadro di una estesa rete di relazioni e di contatti testimoniata dalla provenienza della ossidiana da tre diverse fonti, nell'ordine dalla Sardegna, da Palmarola e da Lipari.
In Abruzzo verrà proseguito lo studio delle industrie litiche epigravettiane del Riparo E. de Pompeis all'Eremo di San Bartolomeo (Chieti) e della Grotta Continenza (Trasacco, L'Aquila); le loro caratteristiche saranno confrontate con quelle dell'Epigravettiano della Grotta delle Sette Cannelle nel Lazio e degli insediamenti della Toscana settentrionale onde mettere in evidenza i processi evolutivi comuni e le differenze legate a fenomeni di specializzazione e di adattamento alle situazioni locali in ambiente montano. Verranno inoltre effettuate prospezioni e campionature sugli affioramenti di rocce silicee per estendere all'Abruzzo le indagini circa l'approvvigionamento e la circolazione di queste materie prime.
Per quanto riguarda l'insediamenti a ceramica impressa di Colle Santo Stefano di Ortucchio (L'Aquila) e il villaggio a ceramica dipinta di Catignano (Pescara) si prevede l'ampliamento dell'area di scavo per una più completa comprensione dell'organizzazione spaziale dei due abitati neolitici.
A Catignano la ripresa delle ricerche su un'area diversa rispetto a quella inizialmente indagata si propone di verificare se esistono variazioni spaziali nella tipologia e nella cronologia delle strutture; in linea più generale si propone di esaminare gli elementi di continuità e quelli innovativi nel processo di transizione tra il Neolitico antico a ceramica impressa e il successivo aspetto a ceramica dipinta.
Le metodologie di indagine che verranno utilizzate nel complesso della ricerca sono tipo archeologico e naturalistico. Le ricerche sul terreno avverranno mediante lo scavo stratigrafico e l'analisi spaziale. Le industrie litiche verranno analizzate con le tipologie tradizionali, a cui sarà affiancata l'analisi della catena operativa, dalla acquisizione della materia prima al manufatto finito e le analisi delle tracce di uso, estese anche ai manufatti ossei. La collaborazione con il Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università della Calabria è già attivo da tempo per quanto riguarda l'analisi di provenienza della ossidiana ed è in corso il tentativo di caratterizzazione della selce mediante gli elementi in traccia in collaborazione anche con l'Istituto di Fisica Atomica e Molecolare (IFAM) del CNR di Pisa. L'analisi microscopica delle usure sui manufatti litici e ossei, già avviata positivamente sull'industria aurignaziana di Pontecosi, sarà proseguita ed estesa ad altri complessi paleolitici e neolitici in collaborazione con il Museo di Storia Naturale di Verona, con il Museo delle Origini di Roma e con le U.O. di Roma e di Torino partecipanti a questo progetto. Gli impasti ceramici verranno analizzati in sezione sottile per verificare le tecniche di lavorazione; la composizione mineralogico-petrografica del degrassante potrà fornire indicazioni circa l'area di produzione di questa categoria di manufatti. Lo studio dei macroresti vegetali, svolto in collaborazione con il Laboratorio di Bioarcheologia dei Musei Civici di Como e con l'Università di Lecce, consentirà la ricostruzione del paesaggio vegetale nelle varie epoche e aree geografiche e del ruolo svolto dalla agricoltura e dalla raccolta. Le ricostruzioni paleoambientali e paleoeconomiche saranno completate dalle analisi faunistiche, che per i depositi del Pleistocene medio del Carso triestino forniscono un fondamentale supporto biocronologico. I sedimenti saranno oggetto nelle normali indagini fisico-chimiche e microscopiche.
Particolarmente stretta appare la complementarietà del progetto della U.O. di Pisa con quelle di Ferrara, di Siena e di Roma per quanto riguarda le modalità insediative, l'uso del territorio, l'evoluzione fisica e culturale durante il Paleolitico e il Mesolitico. Con l'U.O. di Torino verrà sviluppata la collaborazione in atto nel campo della tafonomia, delle tracce di utilizzazione sulle superfici ossee, della riproduzione delle paleosuperfici.