Ricerche preistoriche e naturalistiche in Ciad
Università di Pisa



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Nel quadro degli accordi di cooperazione scientifica tra l’Università di Sassari e l’Università di N’Djamena dal 24 gennaio al 7 febbraio 2003 si è svolta una missione di ricerca nel Nord del Ciad e più precisamente nella regione della Falesia di Angamma (Borkou).
Vi hanno partecipato Mindemon Kolandi e Milaiti Mbaihidi, dell’Università di N’Djamena, Ignazio Camarda e Alberto Moravetti, dell’Università di Sassari, e Carlo Tozzi, dell’Università di Pisa.

missione
tende


La missione si è rivelata di notevole interesse e ha permesso di studiare l’evoluzione del paesaggio e gli adattamenti ecologici della vegetazione lungo l’itinerario del viaggio, che ha percorso all’andata la valle del Bahr-el-Ghazal fino a Faya Largeau; di qui ha raggiunto la Falesia di Angamma; il ritorno è avvenuto attraverso l’Erg Djourab passando per Maò.

 

savana duna oasi-faya1 oasi-faya2 falesia falesia-mao

kichi-kichi tabella yayo1 yayo2 Lungo il percorso sono stati raccolti campioni di acqua nei pozzi di Kichi-Kichi e di Yayo.
Le analisi hanno dimostrato che si tratta di acqua potabile leggermente salina, cosa che non stupisce data la presenza nella regione di depositi di Natron.
905 909 915 Le testimonianze del popolamento preistorico e protostorico sono state molto numerose, con la predominanza di ritrovamenti di ceramiche che, nonostante la forte frammentazione, sembrano attribuibili per forme e decorazione alla locale età del ferro (Bailloud, 1969; Coppens 1969; Courtin 1969).
933 949 975 Le ceramiche dell'età del ferro sono presenti in tutte le depressioni in cui si concentra la scarsa umidità e la limitata copertura vegetale della regione, dalla valle del Bahr-el-Ghazal alle oasi di Kichi-Kichi e di Yayo.
punto33 cocco macina

Da Yayo proviene anche una piccola cuspide a ritocco bifacciale, anch'essa forse attribuibile all'età del ferro.

Frequenti sono le macine e i macinelli che presentano dimensioni e morfologie varie in relazione all'uso cui erano destinati.

Numerosi sono i gruppi di tumuli sepolcrali, che si cominciano a trovare a sud-est di Faya, ma che raggiungono la massima frequenza lungo il margine superiore della Falesia. Sono fatti con lastre di pietra sovrapposte; hanno pianta circolare e la sommità è talora a cupola, ma più frequentemente è piatta, con un segnacolo al centro formato da una pietra di maggiori dimensioni.
tumuli tumulo segnacolo  segnacolo  I tumuli sono localizzati in posizione elevata su terreni rocciosi o ghiaiosi e non sono in relazione con manufatti ceramici o di altra natura che possano dare indicazioni sulla loro età.
L’elevato numero dei tumuli indica una fase importante di popolamento della regione, che può essere messo in relazione con l’abbondanza delle ceramiche dell’età del ferro presenti nelle depressioni sottostanti. Questa ipotesi troverebbe conferma nel fatto che i tumuli di questo tipo sono noti nel Sahara centrale in Libia e in Algeria; ovunque la scarsità di materiali datanti rende difficile l’inquadramento cronologico, ma sono generalmente considerati come postneolitici e preislamici (Baistrocchi, 1987).
921 945 Scarse sono le ceramiche riferibili al Neolitico per la forma emisferica dei vasi e per il tipo di decorazione.
punto19 punto21

Oltre ai siti con ceramiche, varie località hanno restituito manufatti litici, attribuibili a differenti periodi cronologici.

Particolarmente interessanti sono i ciottoli scheggiati (choppers), gli strumenti denticolati e le schegge a tallone liscio, che per tipologia e per la patina possono essere attribuiti al Paleolitico inferiore (“Olduwaiano”).

punto16 punto16 bifacciale Questi manufatti si raccolgono in superficie alla sommità del deposito di ghiaie che copre la formazione fluvio-lacustre del paleo-Ciad.
equide fluvio-lacustri

Nella formazione fluvio-lacustre sono frequenti lungo la Falesia di Angamma i resti fossili di pesci e di mammiferi e da essa probabilmente proviene il cranio dell’ominide Tchadanthropus uxoris, trovato da Coppens (1965) non lontano dall’oasi di Yayo. I manufatti paleolitici da noi raccolti sono quindi più recenti dei resti del Tchadanthropus, ma testimoniano la lunga frequentazione della regione da parte dei più antichi rappresentanti del genere Homo in Africa.

CITAZIONI BIBLIOGRAFICHE

Bailloud G., 1969. L’évolution des styles céramiques en Ennedi, Actes du prémier colloque international d’archéologie africaine, Fort-Lamy 11-26 déc. 1966, p.31-44.
Baistrocchi M., 1987. Pre-islamic megalithic monuments of the northern Tadrart Acacus, in B.E. Barich (ed.), Archaeology and Environment in the Lybian Sahara, BAR Intern. Series 368, p. 87-95.
Coppens Y., 1965. L’Hominien du Tchad, C.R. Acad. Sc. Paris, 260, p.2869-2871.
Coppens Y., 1969. Les cultures protohistoriques et historiques du Djourab, Actes du prémier colloque international d’archéologie africaine, Fort-Lamy 11-26 déc. 1966, p.129-146.
Courtin J., 1969. Le Néolithique du Borkou, Nord-Tchad, Actes du prémier colloque international d’archéologie africaine, Fort-Lamy 11-26 déc. 1966, p. 147-159.


realizzazione pagine web:gianluca cantoro