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Breve storia
Come in altre sedi universitarie dell'Italia pre-unitaria,
l'insegnamento dell'Archeologia presso l'Ateneo pisano era stato
ricoperto con discontinuità nel corso di tutto l'Ottocento,
con interessi prevalentemente linguistico-epigrafici, ad opera
di Michele Ferrucci (1845), succeduto all'egittologo Ippolito
Rosellini, e dello storico di antichità pisane, epigrafista
Clemente Lupi (1879), fino a che per l'anno accademico 1885-86
fu chiamato Gherardo Ghirardini a ricoprire la prima cattedra
speciale di Archeologia.
Considerato fra i "pionieri" dello scavo archeologico
ufficiale del nuovo Stato italiano, con esperienza presso la
Direzione Generale delle Antichità di Firenze sorta da
poco, con lui nasce il primo nucleo dell'attuale Dipartimento
di Scienze Archeologiche, definito "Gabinetto di Archeologia"
della Regia Università di Pisa, con sede in Sapienza,
per l'insegnamento dell'Archeologia sperimentale. Negli anni
del suo incarico a Pisa, fino al 1899, Ghirardini si dedicò
tra l'altro al problema della presenza etrusca a Pisa in seguito
ad importanti rinvenimenti nel sottosuolo cittadino (scoperte
in piazza del Duomo e a San Rossore), e promosse la costituzione
del museo dei gessi, ampliato negli anni successivi di primo
Novecento da Lucio Mariani, Edoardo Galli e Gino Quirino Giglioli
(già al Museo di Villa Giulia a Roma). Altri nomi illustri
nel panorama dell'archeologia italiana si succedettero poi alla
direzione dell'istituto pisano, lasciando la loro impronta metodologica
nella ricerca archeologica di quegli anni cruciali, fra cui Aldo
Neppi Modona, sotto la cui direzione si registra per la prima
volta nel 1926 la denominazione ufficiale di "Istituto di
Archeologia", e poi Biagio Pace, di formazione siciliana.
Negli anni del ventennio fascista si stampa a Pisa un volumetto
celebrativo dell'Ateneo pisano (1929), in cui compaiono anche
le collezioni di supporto all'insegnamento dell'archeologia.
Figura di grande innovatore nell'impostazione metodologica della
ricerca archeologica, è soprattutto da ricordare Ranuccio
Bianchi Bandinelli, a Pisa negli anni fra le due guerre, oltre
alle brevi parentesi di Giovanni Becatti e Enrico Paribeni, Luciano
Laurenzi (1941).
A partire poi dagli anni '50, è Silvio Ferri, figura di
studioso dagli interessi poliedrici, a svolgere con continuità
(1950-'60) l' incarico di docente di Archeologia Greca e Romana
a Pisa: a lui si deve la nascita delle collezione archeologica
dell'Antiquarium e il nuovo impulso dato alla Gipsoteca. Fa séguito
a Ferri un periodo che segna grossi fermenti nell'Università
pisana, culminanti nei movimenti studenteschi del '68, in cui
alla guida dell'Istituto è Paolo Enrico Arias, professore
ordinario dal 1954 a Catania, dopo gli incarichi svolti a Bologna
che torna a Pisa nel 1961 e rivitalizza l'istituzione promuovendo
la crescita del futuro Dipartimento di Scienze Archeologiche,
alla guida del quale si sono succeduti, Salvatore Settis, Giuliano
Cremonesi, Andrea Carandini, Mario Antonio Radmilli, Luigi Beschi,
Eugenio La Rocca, Carlo Tozzi, Mario Benzi, Marisa Bonamici.
Il Dipartimento oggi
Il Dipartimento ha per oggetto lo studio delle civiltà
antiche preistoriche, classiche, tardoantiche, medievali - nelle loro componenti
di natura archeologica, artistica, antropologica, ambientale, e coordina
i relativi insegnamenti afferenti alla Facoltà di Lettere
e Filosofia e alla Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche
e Naturali. Il Dipartimento è attualmente articolato in
due sezioni: a) Archeologia e antichità classiche, comprendente
anche l'Archeologia medievale; b) Paleontologia Umana, Paletnologia..
I laboratori sono sei: Archeometria, Archeozoologia, Disegno e Restauro,
Fotografia ed elaborazione digitale delle immagini, Archeologia Sperimentale
e Archeologia Medievale.
Afferisce al Dipartimento la Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici,
con quattro indirizzi: preistorico, classico, medievale e orientale.
Il Dipartimento è sede del Dottorato di ricerca in Archeologia.
Le ricerche condotte dal Dipartimento comprendono un ampio arco
cronologico, dalle più antiche culture umane del Paleolitico
inferiore fino all'età medievale e non riguardano solamente
le scienze archeologiche in senso stretto, ma anche aspetti della
storia della tradizione figurativa antica.. Importante
è anche il ruolo delle ricerche archeometriche e di quelle
naturalistiche applicate alla ricostruzione degli ambienti del
passato e del loro rapporto con le culture umane nei varì
gradi evolutivi (geomorfologia, sedimentologia, paleopedologia,
archeozoologia). |