L'Uomo e le Piante nella Preistoria |
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In ricordo di Antonio Mario Radmilli, Ezio Tongiorgi e Giuliano Cremonesi
che sempre sostennero la necessità di ricorrere ai mezzi offerti dalle Scienze Naturali per meglio studiare e interpretare la più antica storia dell’Uomo Uno degli intenti che ha ispirato la Mostra è stato quello di far conoscere ai giovani le piante che ancora oggi fanno parte integrante della nostra vita. Fondamentale è stato il rapporto con gli studiosi di botanica, in quanto la ricerca preistorica si deve avvalere di tutti i mezzi offerti dalle Scienze Naturali per poter interpretare e datare ciò che proviene dagli scavi: non solo gli archeologi ma anche geologi, sedimentologi, archeozoologi, archeobotanici, antropologi, fisici, tutti portano il loro importante contributo alle scienze che studiano la storia dell’Uomo. Le piante, nella Preistoria come oggi, hanno condizionato lo sviluppo culturale e tecnologico dell’umanità: i cambiamenti ambientali dovuti alle variazioni climatiche del Quaternario hanno causato innumerevoli mutamenti dei paesaggi e delle risorse, variazioni cui l’uomo si è sempre saputo adattare, sfruttando al meglio tutto quanto offriva l’ambiente in cui viveva. Dalle piante ricavava una parte importante dell’alimentazione, nel Paleolitico con la raccolta di specie selvatiche e in seguito, dopo la nascita dell’agricoltura, con specie coltivate; ma ricavava anche il legno per il fuoco, le abitazioni, gli strumenti, le imbarcazioni, le fibre per corde e vestiti, i vimini, le essenze medicinali. Grazie a tecniche di indagine appropriate, è possibile ricostruire molti aspetti della vita quotidiana nella Preistoria: ne risulta un quadro ricco di elementi variati che vanno dai metodi di accensione del fuoco mediante esche vegetali, ai vari modi di costruire capanne con tronchi di albero e pareti di frascame intonacato; riemergono, soprattutto dalle palafitte, luoghi umidi o torbiere, gli strumenti con i manici di legno, i vasi e altri oggetti domestici come cucchiai, mestoli e frullini, i tessuti di lino, i manufatti in vimini e in scorza di betulla, ma ci sono anche aratri e gioghi, archi e piroghe e addirittura focacce e pagnotte. La Mostra prende in esame i reperti di un lungo arco cronologico, dal Paleolitico Inferiore all’Età del Bronzo, cercando di evidenziare i progressi tecnologici che si sono susseguiti dall’economia di caccia-raccolta del Paleolitico all’agricoltura-allevamento del Neolitico e dell’Età dei Metalli fino alle soglie dell’Età del Ferro. Comitato d’onore Ideazione, progetto, direzione scientifica e coordinamento Testi e ricerca della documentazione grafica Disegni di carattere botanico Bibliografia curata da Elaborazione grafica e composizione pannelli Grafica di copertina Allestimento Materiali esposti Stampa pannelli ed opuscolo Visite guidate a cura di
Le immagini sono ricavate da pubblicazioni e dagli archivi del Dipartimento di Scienze Archeologiche e dall’archivio di Giuseppe Pistolesi |